Vito miracapillo
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Religioni

Don Vito Miracapillo nominato Cittadino Onorario dello Stato Brasiliano di Pernambuco

La Diocesi di Andria gioisce e ringrazia il Signore per questa attestazione di amicizia, dal luogo che per tanti anni lo ha visto come prete fidei donum

La Diocesi di Andria gioisce e ringrazia il Signore con Don Vito Miracapillo che ha ricevuto la Cittadinanza onoraria dello Stato di Pernambuco, luogo che per tanti anni lo ha visto come prete fidei donum.

Testimonianza diretta di don Vito:
Ieri sera il presidente dell'Assemblea Legislativa dello Stato di Pernambuco mi ha telefonato, comunicandomi l'approvazione dei deputati/e di Pernambuco, con voto unanime, di concedermi il titolo di Cittadino Pernambucano, dove ho svolto la missione di "fidei donum", affermando ciò che aveva diffuso sull'annuncio ufficiale: "La memoria non si cancella. Il debito storico va riconosciuto". Ringraziamo il Signore.

Breve storia della missione di don Vito Miracapillo
Sono stato 5 anni in Brasile nella zona MATA SUL di Pernambuco, negli anni 1974-80, nella città di Ribeirão dove imperava il latifondo proprietà di tre famiglie latifondiste, facente parte della Diocesi di Palmares, che contava all'epoca più di trecentomila abitanti, per la maggior parte cattolici, distribuiti in 15 città. Eravamo 17 preti in tutto, in maggioranza fidei donum europei. Il Vescovo dom Acácio, dopo qualche mese dal mio arrivo, mi designò parroco della seconda città diocesana (la parrocchia equivaleva a tutto il territorio cittadino: città e agro) che contava un 40.000 abitanti. Pochissimi potevano dire di godersi la vita, tra padroni usineiros e coloro che li appoggiavano mentre la maggioranza della popolazione era schiava nei lavori della canna da zucchero e vessata da pistoleri, soldati del regime militare e autorità ligie alla volontà dei padroni.
In seguito al lavoro di evangelizzazione tra contadini, braccianti e oppressi della zona rurale e delle periferie della città, che non usufruivano di acqua potabile, servizio medico, energia elettrica, servizi sociali e diritti umani fondamentali; vivevano in tuguri che non si potevano definire case; facevano lavori stressanti di 14 ore giornaliere per guadagnare soltanto elemosine e non salari, iniziò tutto un clima di sospetto e persecuzione contro il sottoscritto e i gruppi collaboratori della pastorale parrocchiale, per cui alla fine ottennero un processo federale contro di me, che mi negai a celebrare messe imposte nel giorno della festa dell'indipendenza, il 7 settembre 1980, per vari motivi tra cui "la non effettiva indipendenza del popolo, ridotto alla condizione di schiavitù e non protetto nei suoi diritti", per cui fui denunciato, processato, espulso per decreto del presidente militare Figueiredo e dalla Corte Suprema per "attentato alla sicurezza nazionale e all'ordine pubblico e sociale".
Nel 1993 mi diedero la possibilità di rientrare come turista ma non di risiedere nel Paese. Dopo 31 anni e 18 giorni mi fu annullata la condanna della Corte Suprema e restituito il visto permanente.
La motivazione della cittadinanza onoraria dello Stato di Pernambuco fa riferimento a quella storia di annuncio e di pastorale di liberazione vissuta in quegli anni, che ancora oggi è memoria viva nelle popolazioni del Nord Est del Brasile e nel cuore di tutti i brasiliani che l'hanno conosciuta o l'hanno sentita raccontare.
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