Vicenda “parcella non pagata”: i chiarimenti dell'Amministrazione comunale

«Ricostruire correttamente e con chiarezza i fatti che, così come esposti, risultano artatamente parziali»

giovedì 5 febbraio 2026 4.56
«Sulla "parcella non pagata", l'Amministrazione Comunale acquisita l'istruttoria tecnica da parte dell'Avvocatura e d'intesa con il Segretario Comunale replica quanto segue al fine di ricostruire correttamente e con chiarezza i fatti che, così come esposti, risultano artatamente parziali.
Il caso descritto dalla stampa locale fa riferimento ad un incarico di patrocinio legale ad un professionista a difesa dell'Ente quale parte civile nei giudizi penali riuniti dinanzi al Tribunale Penale di Trani e nei successivi giudizio di appello, giudizio di cassazione e giudizio di rinvio dalla Cassazione, i cui fatti risalgono al 2001. Negli articoli si lamenta un presunto danno erariale per "raddoppio" delle somme dovute, ma omette di evidenziare che nel caso non c'era un contratto transattivo approvato, ma soltanto una preintesa da approvarsi e che quella preintesa è stata disdettata dalla controparte, dopo aver regolarmente incassato l'acconto previsto dalla stessa preintesa.
Da ciò è derivato che il cosiddetto raddoppio altro non è che la somma originariamente richiesta, decurtata dell'acconto, e con l'aggiunta delle spese del decreto ingiuntivo che lo stesso professionista notificava dopo la disdetta.
La cd. transazione non poteva essere fatta dall'avvocato civico ma doveva passare dall'approvazione del Consiglio comunale per divenire efficace, e la formale disdetta della transazione ha impedito che quella intesa transattiva, nel frattempo debitamente istruita, fosse approvata dal Consiglio Comunale e divenisse contratto. Allo stato, quindi, non c'è alcuna ipotesi di danno erariale e nessuna comunicazione da parte della Corte dei Conti in merito.
Concludendo, l'accordo transattivo non è mai giunto in consiglio comunale per la sua approvazione perché il professionista beneficiario lo ha, dopo aver incassato l'acconto, disdettato e ha proceduto alla notifica del decreto ingiuntivo.
Tanto si doveva, auspicando che tale chiarimento metta il punto ad un vicenda strumentalmente portata all'attenzione pubblica in maniera parziale, dimenticando lo stringente contesto contabile del predissesto nel quale l'Ente ha operato».