Ventitremila operai edili tra Bari e Bat a rischio per il carocosti

L'intervento del segretario generale della Filles Cgil Bari-Bat Lavermicocca

sabato 28 marzo 2026 10.55
L'intervento del Segretario generale Fillea Cgil Bari-Bat, Davide Lavermicocca sull'aumento tra il 4% e il 25% dei costi energetici, logistici e di approvvigionamento delle principali materie prime impiegate nelle costruzioni causato dall'irresponsabile attacco militare all'Iran ha effetti immediati su un comparto che nelle province di Bari e Bat impegna 23 mila operai in 4 mila imprese per quasi 300 milioni di massa salari annua, senza considerare tutto l'indotto diretto di cementerie, laterifici e acciaierie.

"Cantieri edili e filiera degli appalti sono infatti fortemente dipendenti dal costo dei materiali ed energia, eventuali rialzi su carburanti, acciaio, cemento, bitume e altri derivati del petrolio rischiano di alterare l'equilibrio economico dei contratti in corso, l'allungamento dei tempi di realizzazione soprattutto nei lavori affidati di recente, e di farci arretrare sugli obiettivi di sviluppo infrastrutturale. A rischio c'è un pezzo rilevante di PNRR e il già tortuoso percorso di aggiudicazione e realizzazione nei tempi.

Queste dinamiche vanno governate con il pieno utilizzo degli strumenti previsti, a partire dalla revisione prezzi ex art. 60 del D.Lgs. 36/2023 e dall'aggiornamento costante dei prezziari regionali, e con misure straordinarie che evitino di prestare il fianco a speculatori e mercanti. Senza intervento pubblico, la contrazione dei margini e della liquidità disponibile rischia di scaricarsi direttamente sulle imprese sane e sulle retribuzioni di operai e impiegati, generando una paralisi produttiva, una vera e propria bomba sociale e il conseguente ripiego su operatori poco qualificati e che rivedono al ribasso qualità e costo del lavoro. Molti passi indietro da evitare, a tutela del buon lavoro e della qualità delle opere.

Particolare attenzione va riservata ai SAL, ai tempi di pagamento, alla tenuta finanziaria delle imprese più esposte e al corretto trasferimento delle eventuali compensazioni lungo tutta la catena dell'appalto.

La priorità è evitare che una crisi geopolitica si trasformi, anche sul nostro territorio, in un fattore di instabilità economica e sociale nei cantieri, scaricando costi e tensioni sul lavoro regolare: l'Italia e l'Europa siano costruttori di Pace, ne va di mezzo la solidarietà tra popoli e l'occupazione di milioni di persone già fortemente messe in difficoltà da anni di conflitti bellici e alta inflazione", conclude Lavermicocca.