Morte di Paola Clemente: l'Appello conferma l'assoluzione, una tragedia senza responsabili

L'imprenditore è stato assolto. Per la Corte, le omissioni non furono determinanti nel decesso della bracciante.

mercoledì 25 febbraio 2026 7.35
A cura di Luisa Sgarra
Cala definitivamente il sipario giudiziario sulla tragica scomparsa di Paola Clemente, la bracciante di San Giorgio Jonico che nell'alba rovente del 13 luglio 2015 perse la vita mentre lavorava all'acinatura nei vigneti di Andria. La Corte d'Appello di Bari ha confermato l'assoluzione per l'imprenditore agricolo Luigi Terrone, accusato di omicidio colposo, ribadendo quanto già emerso nel verdetto di primo grado: non vi sono colpevoli per quel cuore che smise di battere a 49 anni sotto i tendoni della Puglia.

La decisione dei giudici baresi ha respinto le istanze della Procura di Trani e dei familiari della donna, che attraverso gli avvocati Giovanni Vinci e Antonella Notaristefano avevano impugnato la prima sentenza sperando in un ribaltamento del giudizio. L'accusa aveva puntato il dito contro una gestione della sicurezza ritenuta carente, chiedendo una condanna a quattro anni di reclusione. Secondo la ricostruzione della Procura, la vita della donna sarebbe stata legata a un filo che si è spezzato a causa di una catena di mancanze: dalla omessa sorveglianza sanitaria preventiva – necessaria per un soggetto con patologie pregresse – fino all'assenza di personale formato per il primo soccorso in azienda, aggravata dal fatale ritardo dell'ambulanza, giunta sul posto dopo quasi mezz'ora.

Tuttavia, il ragionamento giuridico che ha portato alla conferma dell'assoluzione poggia su un pilastro tecnico invalicabile: l'assenza del nesso di causalità. Pur ammettendo che vi fu una sottovalutazione dell'emergenza e che le procedure di sicurezza non furono impeccabili, i giudici hanno ritenuto che nemmeno il rispetto rigoroso di ogni norma avrebbe potuto cambiare l'esito di quell'infarto fulminante. In sostanza, la patologia cardiaca della Clemente è stata considerata una variabile indipendente, tale da rendere vano ogni tentativo di soccorso, interno o esterno che fosse.

Questa sentenza lascia però aperto un dibattito etico e sociale che va oltre le aule di tribunale. La morte di Paola Clemente è diventata negli anni il simbolo della lotta allo sfruttamento, portando alla nascita della Legge 199 del 2016 contro il caporalato, un provvedimento che ha cambiato il volto normativo dell'agricoltura italiana.

Ma se sul fronte legislativo quel sacrificio ha prodotto frutti concreti, sul piano umano resta l'amarezza di una verità processuale che riconosce le "criticità" e i mancati adempimenti datoriali, ma conclude che nessuno possa essere chiamato a rispondere di quella vita spezzata. Per la giustizia, quella di Paola rimane una fatalità inevitabile, consumata in un giorno d'estate tra i filari di un vigneto che, da allora, è diventato il crocevia del dolore per l'intero mondo del lavoro agricolo.