Autonomia differenziata: con le pre-intese Sanità a rischio al Sud

Anbelli: "Lo Stato garantisca reale uguaglianza"

venerdì 17 luglio 2026 13.14
"Il presidente Antonio Decaro ha ragione: in Sanità le pre-intese sull'autonomia differenziata rischiano di trasformare un'autonomia formalmente uguale per tutti in una competizione diseguale tra territori, sulla pelle dei pazienti del Sud. Per evitare questo rischio occorre rafforzare la capacità dello Stato di garantire l'unità del Servizio sanitario nazionale" - dichiara Filippo Anelli, Presidente dell'Ordine dei medici di Bari.

Le pre-intese sull'autonomia differenziata aprono una riflessione importante sul futuro del Servizio sanitario nazionale. Non vi è dubbio che, in un sistema nel quale l'organizzazione sanitaria è affidata alle Regioni, il trasferimento di ulteriori competenze dallo Stato alle Regioni rischi di accentuare differenze già oggi evidenti tra i territori. I territori che dispongono di maggiori risorse economiche e di una più solida capacità organizzativa potranno investire ulteriormente nella salute, mentre quelle che già oggi incontrano maggiori difficoltà potrebbero vedere il divario ampliarsi.

"Il rischio è che il luogo di nascita o di residenza condizioni sempre più concretamente l'accesso alle cure e la qualità dell'assistenza. Vengono chiamati in causa direttamente l'articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza sostanziale dei cittadini, e l'articolo 32, che riconosce la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività" - commenta Anelli.

"Per questo riteniamo che ogni ulteriore percorso di autonomia debba essere accompagnato da un rafforzamento della funzione di garanzia dello Stato. Non si tratta di limitare l'autonomia delle Regioni, ma di renderla compatibile con l'unità del diritto alla salute. Serve, dunque, un Ministero della Salute forte, autorevole e dotato di effettivi poteri di governo. Al Ministero devono essere affidati non solo il monitoraggio delle differenze regionali e la verifica dell'effettiva garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza, ma anche le risorse e gli strumenti necessari per intervenire quando tali differenze rischiano di compromettere l'universalità del Servizio sanitario nazionale" - continua Anelli.

"Non basta fotografare i divari: occorre poterli ridurre. Il Ministero deve poter promuovere modelli organizzativi coerenti con l'impianto unitario del Servizio sanitario nazionale, sostenere le Regioni che presentano maggiori criticità e attivare interventi perequativi capaci di rafforzare i servizi, le infrastrutture, le reti assistenziali e, soprattutto, la presenza dei professionisti sanitari." - aggiunge Anelli - "In questa prospettiva, accanto ai Livelli Essenziali di Assistenza, sarà necessario riflettere anche sulle condizioni di garanzia che ne rendono effettiva l'attuazione. Non è sufficiente stabilire quali prestazioni debbano essere assicurate: occorre garantire che tutte le Regioni dispongano delle condizioni organizzative, professionali e finanziarie necessarie per erogarle in modo uniforme".

"Per questo riteniamo che le pre-intese dovrebbero essere accompagnate da un sistema nazionale di perequazione, affidato al Ministero della Salute, capace di destinare risorse ai territori che presentano maggiori difficoltà nel garantire i diritti dei cittadini. Un vero Fondo per l'Uguaglianza nella Salute, finalizzato a ridurre progressivamente i divari territoriali e a rendere effettiva l'eguaglianza sostanziale prevista dalla Costituzione." - conclude Anelli - "L'autonomia può riguardare l'organizzazione dei servizi; non può riguardare l'intensità dei diritti. La Repubblica ha il dovere di assicurare che ogni cittadino, indipendentemente dalla Regione in cui vive, possa ricevere la stessa tutela della salute. È questa la sfida che attende il nostro Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni".