25 aprile ad Andria, 81esimo anniversario della liberazione nel segno della Costituzione
Davanti al Monumento ai Caduti la cerimonia istituzionale
sabato 25 aprile 2026
15.29
La città di Andria ha celebrato l'81° anniversario della Liberazione d'Italia con una cerimonia solenne che ha visto un'ampia partecipazione di cittadini, autorità civili e militari, forze dell'ordine, il Prefetto della BAT, Sindaco, assessori e consiglieri e ancora associazioni combattentistiche e d'arma. Ma soprattutto presenti le nuove generazioni. Il corteo istituzionale, partito da viale Crispi e giunto al Monumento ai Caduti, ha trasformato la ricorrenza in una vera e propria "festa di popolo".
Il cuore della manifestazione è stato animato dal contributo degli studenti degli istituti comprensivi cittadini, in particolare delle scuole Verdi-Cafaro e Oberdan-Pertini. I ragazzi hanno portato riflessioni, canti e danze sui valori della Costituzione Italiana, definendo i suoi principi intramontabili e necessari per interpretare il presente.
Nel suo discorso ufficiale, la Sindaca di Andria ha ribadito l'importanza di unire la comunità attorno a questa data simbolica.
"Il 25 aprile deve essere la festa di tutti," ha dichiarato la Sindaca ai piedi del Monumento ai Caduti. "Dobbiamo sentirci tutti parte di questa giornata di memoria perché quel sacrificio ci ha donato un Paese libero. La libertà è come l'aria: ci accorgiamo di quanto sia vitale solo quando inizia a mancare".
La prima cittadina ha inoltre evidenziato come "l'investimento sui giovani e il lavoro quotidiano nelle scuole siano fondamentali per difendere l'unità nazionale e i principi democratici da ogni possibile minaccia".
Di seguito il discorso integrale pronunciato dalla Sindaca.
"Siamo giunti all'ultimo 25 aprile di questo mio mandato da Sindaco.
Inutile ribadire quanto io sia, per cultura non solo politica ma per dovere di cittadinanza attiva e consapevole, legata a questa festa, che associo con determinazione all'inizio dell'Italia repubblicana, al momento di consegna delle prerogative democratiche ad uno stato moderno quale si avviava ad essere il Paese del Dopoguerra. È una festa di tutti, è la festa di tutti. Nonostante qualche antica e vuota pratica tuttora in uso di chi vuole farle ombra, vuole relegarla a una iniziativa di parte. "Parte": dal latino "pars". E' la radice etimologica della parola partigiani: cioè di coloro che avevano scelto da che parte stare. Dalla parte della libertà, della democrazia. Ragazzi cari, lo dico soprattutto a voi: i partigiani erano gli uomini e le donne che dal 1943 al 1945 hanno combattuto nella Resistenza italiana contro l'occupazione nazista e il regime fascista. Erano civili, militari, operai, studenti che si nascondevano in montagna o in città e aiutavano gli alleati. Non avevano una divisa ufficiale e venivano definiti "irregolari". Ma mi piace pensare che la loro divisa fosse proprio quella della quotidianità, del loro essere dentro la storia e lanciarsi inconsapevolmente verso la gloria, l'eternità. Non quella di una medaglia da appuntare sul petto, ma quella alta che è la libertà, perché la libertà è indispensabile come l'aria. E quando qualcuno quell'aria te la sta togliendo, calpestando diritti e invocando odio e guerra, tu devi resistere, noi dobbiamo resistere. Dobbiamo allearci e resistere, anche oggi, anche qui, ora. Resistere per salvaguardare un Paese in cui si deve ancora poter scegliere.
Il 25 aprile non è una festa del passato. E' un compleanno che si celebra, tutti. E' un esame di coscienza per il presente.
Essere partigiani oggi non vuol dire imbracciare un fucile. Vuol dire fare la stessa scelta di quei nostri padri e di quelle nostre madri che furono i partigiani d'Italia: stare dalla parte delle regole quando sarebbe più comodo ignorarle; stare con i più deboli mentre il branco urla; stare dalla parte della Costituzione quando la si vuol maldestramente cambiare, come fosse carta vecchia.
In questa giornata si celebra il sacrificio di tutti quelli che ebbero il coraggio di opporsi alla follia nazifascista. Parliamo di vite fa, storie di persone sepolte dal peso del tempo e degli anni andati. Gente che magari possa sembrare lontana, ma non trascorsa, per usare una parafrasi manzoniana.
Eppure, quelle vite nella storia sono le sentinelle invisibili dei valori democratici della nostra nazione, che da troppo tempo, purtroppo, si aggira confusa in uno strano clima di incertezza.
Colpa, è bene dirlo, della Politica, che non ha saputo farsi guida autorevole in un momento in cui la confusione regna sovrana anche a latitudini che credevamo di sicurezza.
Avevamo sentito spirare da più parti i venti sovranisti; ci eravamo persino illusi che potesse trattarsi solo di una brezza passeggera. Invece...si è trasformata in gelida bora di guerra che, da sordido avvertimento, è oggi azione bellica vera e propria, da quegli Stati Uniti da molti idealizzati a quell'Iran non tanto distante da noi, passando per l'Ucraina, la Russia, Gaza, i Paesi africani e i tanti "non luoghi" che sono teatro di guerra. Ci siamo dentro tutti, fino al collo.
Ed è il motivo per cui, con ancora più vigore e riconoscenza, sentiamo qui, accanto, in questo istante, il fiato dei nostri partigiani che scelsero, ieri per oggi, il valore della libertà. Il desiderio di incarnarla, conquistarla. Donarcela.
Ecco, il 25 aprile è un dono: un regalo di un compleanno che si rinnova, tramite ciascuno di noi che ci crede, profondamente ci crede.
Ragazzi, giovani: non vi si chiede di salire in montagna. Ma, questo sì, di non stare nel mezzo. Perchè nel mezzo, tra giusto e sbagliato, tra libertà e oppressione, non c'è neutralità: c'è complicità.
I partigiani ci hanno donato un'Italia libera. A noi tutti, come in una continua staffetta di pace e legalità, di amabile e umana resistenza, il compito di lasciarla migliore, sana, unita.
Oggi è festa. E' la nostra festa. Come concludo ogni anno:
peccato per gli assenti, di oggi e di sempre.
Non sono giustificati.
Nè mai potranno esserlo, se non comprendono il valore della memoria del 25 aprile e il monito per i tanti 25 aprile a venire.
Il 25 aprile è di tutti, ma non è giornata neutra. Sta da una parte ben precisa: quella della democrazia. E noi, fieramente dopo 81 anni, stiamo ancora da quella parte. La libertà o è di tutti o non lo è. Questo ancora a molti sfugge. I partigiani non hanno versato sangue per liberare alcuni, ma per donarci tutto il Paese libero.
Ed allora, oggi più di ieri, buona festa di Liberazione a tutti noi, se sceglieremo di essere custodi di quei sacrifici anziani, testimoni autentici di resistenza e vedette di libertà.
W l'Italia libera e antifascista. W la Costituzione.
W noi, se siamo 25 aprile ogni giorno".
Di seguito il discorso integrale pronunciato dalla Sindaca.
"Siamo giunti all'ultimo 25 aprile di questo mio mandato da Sindaco.
Inutile ribadire quanto io sia, per cultura non solo politica ma per dovere di cittadinanza attiva e consapevole, legata a questa festa, che associo con determinazione all'inizio dell'Italia repubblicana, al momento di consegna delle prerogative democratiche ad uno stato moderno quale si avviava ad essere il Paese del Dopoguerra. È una festa di tutti, è la festa di tutti. Nonostante qualche antica e vuota pratica tuttora in uso di chi vuole farle ombra, vuole relegarla a una iniziativa di parte. "Parte": dal latino "pars". E' la radice etimologica della parola partigiani: cioè di coloro che avevano scelto da che parte stare. Dalla parte della libertà, della democrazia. Ragazzi cari, lo dico soprattutto a voi: i partigiani erano gli uomini e le donne che dal 1943 al 1945 hanno combattuto nella Resistenza italiana contro l'occupazione nazista e il regime fascista. Erano civili, militari, operai, studenti che si nascondevano in montagna o in città e aiutavano gli alleati. Non avevano una divisa ufficiale e venivano definiti "irregolari". Ma mi piace pensare che la loro divisa fosse proprio quella della quotidianità, del loro essere dentro la storia e lanciarsi inconsapevolmente verso la gloria, l'eternità. Non quella di una medaglia da appuntare sul petto, ma quella alta che è la libertà, perché la libertà è indispensabile come l'aria. E quando qualcuno quell'aria te la sta togliendo, calpestando diritti e invocando odio e guerra, tu devi resistere, noi dobbiamo resistere. Dobbiamo allearci e resistere, anche oggi, anche qui, ora. Resistere per salvaguardare un Paese in cui si deve ancora poter scegliere.
Il 25 aprile non è una festa del passato. E' un compleanno che si celebra, tutti. E' un esame di coscienza per il presente.
Essere partigiani oggi non vuol dire imbracciare un fucile. Vuol dire fare la stessa scelta di quei nostri padri e di quelle nostre madri che furono i partigiani d'Italia: stare dalla parte delle regole quando sarebbe più comodo ignorarle; stare con i più deboli mentre il branco urla; stare dalla parte della Costituzione quando la si vuol maldestramente cambiare, come fosse carta vecchia.
In questa giornata si celebra il sacrificio di tutti quelli che ebbero il coraggio di opporsi alla follia nazifascista. Parliamo di vite fa, storie di persone sepolte dal peso del tempo e degli anni andati. Gente che magari possa sembrare lontana, ma non trascorsa, per usare una parafrasi manzoniana.
Eppure, quelle vite nella storia sono le sentinelle invisibili dei valori democratici della nostra nazione, che da troppo tempo, purtroppo, si aggira confusa in uno strano clima di incertezza.
Colpa, è bene dirlo, della Politica, che non ha saputo farsi guida autorevole in un momento in cui la confusione regna sovrana anche a latitudini che credevamo di sicurezza.
Avevamo sentito spirare da più parti i venti sovranisti; ci eravamo persino illusi che potesse trattarsi solo di una brezza passeggera. Invece...si è trasformata in gelida bora di guerra che, da sordido avvertimento, è oggi azione bellica vera e propria, da quegli Stati Uniti da molti idealizzati a quell'Iran non tanto distante da noi, passando per l'Ucraina, la Russia, Gaza, i Paesi africani e i tanti "non luoghi" che sono teatro di guerra. Ci siamo dentro tutti, fino al collo.
Ed è il motivo per cui, con ancora più vigore e riconoscenza, sentiamo qui, accanto, in questo istante, il fiato dei nostri partigiani che scelsero, ieri per oggi, il valore della libertà. Il desiderio di incarnarla, conquistarla. Donarcela.
Ecco, il 25 aprile è un dono: un regalo di un compleanno che si rinnova, tramite ciascuno di noi che ci crede, profondamente ci crede.
Ragazzi, giovani: non vi si chiede di salire in montagna. Ma, questo sì, di non stare nel mezzo. Perchè nel mezzo, tra giusto e sbagliato, tra libertà e oppressione, non c'è neutralità: c'è complicità.
I partigiani ci hanno donato un'Italia libera. A noi tutti, come in una continua staffetta di pace e legalità, di amabile e umana resistenza, il compito di lasciarla migliore, sana, unita.
Oggi è festa. E' la nostra festa. Come concludo ogni anno:
peccato per gli assenti, di oggi e di sempre.
Non sono giustificati.
Nè mai potranno esserlo, se non comprendono il valore della memoria del 25 aprile e il monito per i tanti 25 aprile a venire.
Il 25 aprile è di tutti, ma non è giornata neutra. Sta da una parte ben precisa: quella della democrazia. E noi, fieramente dopo 81 anni, stiamo ancora da quella parte. La libertà o è di tutti o non lo è. Questo ancora a molti sfugge. I partigiani non hanno versato sangue per liberare alcuni, ma per donarci tutto il Paese libero.
Ed allora, oggi più di ieri, buona festa di Liberazione a tutti noi, se sceglieremo di essere custodi di quei sacrifici anziani, testimoni autentici di resistenza e vedette di libertà.
W l'Italia libera e antifascista. W la Costituzione.
W noi, se siamo 25 aprile ogni giorno".