Fidelis Andria: il destino di De Sanzo, le responsabilità della squadra

Il brutto ko con il Gladiator ha evidenziato ancora una volta i limiti tattici e caratteriali della rosa

lunedì 21 settembre 2026
A cura di Cosimo Campanella
Mentre scriviamo, ancora non ci è noto quale sarà il destino di mister Fabio De Sanzo dopo la sconfitta di ieri pomeriggio sul campo del Gladiator, anche se tutto lascia ormai pensare a un suo sollevamento dall'incarico.

Un destino, quello del tecnico ex Nardò, che in tanti danno ormai per segnato, con Nicola Ragno che sarebbe in pole position per subentrargli sulla panchina di una Fidelis Andria piantata sulle gambe, che ora più che mai ha urgente bisogno di iniziare, non a camminare, ma a correre, per non pregiudicare ulteriormente una stagione che onestamente peggio di così non poteva iniziare.

A pagare per tutti é quindi Fabio De Sanzo, ma anche la posizione del Diesse Gianni Califano sembra ora essere tutt'altro che saldissima, quest'ultimo già duramente contestato durante la partita del Degli Ulivi con il Manfredonia.

Nell'attesa di novità in merito al destino di De Sanzo e Califano provenienti dalla società trinceratasi da ieri dietro il silenzio stampa, sarebbe anche ora di iniziare a mettere il gruppo squadra di fronte alle proprie responsabilità, a partire dagli "anziani", da chi lo scorso anno c'era ed ha attraversato la crisi di risultati già costata la panchina a Giuseppe Scaringella.

Sono proprio i veterani, quelli che in teoria avrebbero dovuto fare da "pretoriani" al mister, coinvolgendo man mano tutti i nuovi arrivati in un progetto tecnico partito a metà luglio, e a quanto pare miseramente naufragato già a metà settembre.

Quel che si è visto dal punto di vista difensivo in queste prime quattro giornate, e in special modo ieri a Santa Maria Capua Vetere, non è francamente accettabile per una Fidelis Andria che - parole e musica del presidente Vallarella - punta a un campionato importante.

E non sono certo scevri da responsabilità molti dei nuovi arrivati, tra cui alcuni reduci da un campionato di Serie D vinto in altri raggruppamenti.

Certo, vi sono anche poche note liete, tra cui il buon rendimento di Allushaj e Tagliarino, che erano partiti tra l'altro indietro nelle gerarchie del nuovo corso tecnico, ma è troppo poco per una squadra apparsa sin qui bloccata, disordinata e incapace di tenere le giuste distanze tra i reparti, con spesso autentiche praterie lasciare gli avversari, ai quali è spesso bastato un semplice lancio lungo per mettere gli attaccanti davanti a Negri o Lopez Salgado, con errori di piazzamento talvolta di livello Zaire 1974, e tutto questo non può essere solo colpa dell'allenatore.

Quale che sia quindi il destino di De Sanzo e Califano, sarebbe quantomeno opportuno che chi quest'anno veste la casacca biancazzurra con il leone sul petto, si guardi allo specchio e si faccia un serio esame di coscienza.

Perché De Sanzo o non De Sanzo, con questi valori tecnici in rosa ci si aspettava, e a questo punto ci si aspetta e si pretende un'altra Fidelis.