Episcopato Mons. Basile, ecco lo stemma scelto e la sua spiegazione

Sarà consacrato in Andria sabato 11 aprile

venerdì 10 aprile 2026
A cura di La redazione
Sabato 11 aprile, don Mimmo Basile sarà consacrato vescovo nella sua Andria. In queste ore è stato svelato lo stemma araldico del suo episcopato. Di seguito la spiegazione completa fornita dalla Diocesi di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo, Terlizzi.

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:
– uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all'ambiente di vita, o ad altro;
– una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
– un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall'alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;
– un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.
Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell'araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.

Descrizione araldica (blasonatura) dello stemma del Vescovo Basile
"Interzato in pergola: nel primo d'azzurro alla stella (8) d'oro; nel secondo di rosso a tre gocce dello stesso poste in sbarra; nel terzo a tre burelle ondate del primo sormontate da un'ancora di nero"

Il motto: SPES NON CONFUNDIT (Rm 5,5)
Per il proprio motto episcopale Mons. Domenico Basile ha individuato il versetto della Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (5,5): "La speranza non delude". Queste parole sono state scelte da Papa Francesco come titolo della Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell'Anno 2025 e rappresentano un invito ad annunziare e testimoniare la speranza, che nasce dall'amore di Dio in Cristo e su di esso si fonda nella promessa di una presenza che mai viene meno.

Interpretazione
Nel capo dello scudo campeggia una stella a otto punte, la stella del Signore, evidente simbolo cristologico che richiama anche le otto Beatitudini; inoltre vuole altresì ricordare la pianta ottagonale di Castel del Monte di Andria, luogo di origine di Mons. Basile.
Qui lo sfondo è azzurro, simbolo della incorruttibilità del cielo, delle idealità che salgono verso l'alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l'ascesa dell'anima verso Dio.

Nella parte destra dello scudo (destra e sinistra sono posizioni invertite in araldica in quanto si riferiscono a chi porta lo scudo, risultando pertanto speculari per chi lo guarda standogli di fronte), appare un'àncora, simbolo di speranza, la Speranza cristiana, come menzionata nella Lettera agli Ebrei: "Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l'irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento, affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un'àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi" (Eb 6,17-20). Sotto l'àncora troviamo delle onde azzurre che ricordano il mare su cui si affaccia Molfetta, sede del Vescovo. Lo sfondo è d'argento; il colore che simboleggia la trasparenza, quindi la Verità e la Giustizia, doti che accompagnano lo zelo pastorale del Vescovo.

Il nome del Vescovo è Domenico che vuol dire "del Signore", quindi consacrato al Signore; le tre gocce simboleggiano il Crisma che ha consacrato don Domenico al Signore, come richiamo delle principali unzioni della sua vita: il Battesimo, l'Ordinazione Presbiterale e, infine, l'Ordinazione Episcopale. Lo sfondo è rosso, il colore dell'amore e del sangue: l'amore intenso e assoluto del Padre che invia il Figlio a donare la propria vita per noi, per la nostra redenzione. Un segno eloquente del sangue versato da Gesù per amore è la reliquia della Sacra Spina, custodita nella Chiesa Cattedrale di Andria, diocesi di origine di Mons. Basile.