Sentenza disastro ferroviario Andria Corato: l'amarezza dei parenti delle vittime
I commenti di Daniela Castellano, Giuseppe Corsini e Anna Aloysi
mercoledì 7 ottobre 2026
19.52
"Ho letto le parole del Procuratore Generale, rilanciate dall'Ansa: «Sono scandalizzato che le responsabilità per 23 morti e oltre 50 feriti vadano a ricadere solo su un capotreno e un capostazione, senza considerare la gestione della sicurezza». È esattamente il pensiero che mi accompagna dalla sentenza di primo grado fino a oggi -sottolinea Daniela Castellano figlia di Enrico, perito in quel disastro ferroviario.
"È una sconfitta amara, ma non mi ha trovata impreparata. Me l'aspettavo. Probabilmente l'impianto accusatorio non era così solido e inattaccabile come avevo pensato all'inizio. Tre sentenze di assoluzione danno la misura di quanto non si sia riusciti a far comprendere fino in fondo la gravità di ciò che è accaduto e le gravi responsabilità di chi aveva il compito di garantire la sicurezza. Quel binario unico ha ucciso 23 persone. Il sistema di sicurezza era obsoleto, eppure per la giustizia italiana era legale.
È questo, forse, l'aspetto più difficile da accettare: che ciò che era evidentemente inadeguato e pericoloso possa essere considerato conforme alla legge fino a quando non accade una tragedia".
"I capostazione avranno anche sbagliato, ma il sistema di sicurezza sul binario unico potevano farlo anni prima, e qui i responsabili sono Ferrotranviaria. Nei nostri cuori abbiamo 23 vittime innocenti" dichiara affranto Giuseppe Corsini, fratello di Michele, un'altra vittima di quel terribile schianto.
"La sentenza della Cassazione sulla strage ferroviaria Andria-Corato del 12 luglio 2016 lascia dentro di me una rabbia e un'amarezza difficili da descrivere. Mia sorella Maria Aloysi -sottolinea Anna che purtroppo non ha potuto presenziare questa mattina a Roma- ha perso la vita in quella tragedia. Ventitré persone sono morte e cinquantuno sono rimaste ferite. Dietro quei numeri ci sono vite spezzate, famiglie distrutte e un dolore che, dopo più di dieci anni, continua a essere presente ogni giorno. Per questo considero profondamente ingiusto e vergognoso che, a fronte di una tragedia di tale gravità, siano state confermate soltanto due condanne mentre Ferrotramviaria viene assolta. È difficile accettare che tutto possa essere ricondotto soltanto all'errore umano, come se una tragedia di queste dimensioni non imponesse interrogativi molto più ampi sulle responsabilità, sulla sicurezza e sull'intero sistema.
Le famiglie delle vittime hanno aspettato per anni una risposta forte e definitiva dalla giustizia. Abbiamo affrontato udienze, rinvii, sentenze, attese interminabili, sempre con la speranza che venissero riconosciute tutte le responsabilità. Oggi, invece, resta una sensazione pesantissima: quella di non aver ricevuto fino in fondo quella giustizia che aspettavamo.
Come Presidente di "Anna Aloysi – Incidente Ferroviario Andria-Corato 12 luglio 2016", non posso restare in silenzio. Non posso accettare che una vicenda così drammatica venga chiusa lasciando alle famiglie soltanto dolore, amarezza e interrogativi ancora aperti.
Quel 12 luglio 2016 non è stato un giorno qualunque e non può essere trattato come una pagina da voltare. Ventitré persone non sono tornate a casa. Le loro famiglie hanno pagato un prezzo che nessuna sentenza potrà mai cancellare.
Io continuerò a difendere la memoria di mia sorella Maria e di tutte le vittime. Continuerò a chiedere rispetto, verità e piena responsabilità. Perché quando muoiono ventitré persone, non basta trovare una spiegazione semplice. Servono risposte complete, responsabilità chiare e una giustizia capace di dare davvero un senso alla parola giustizia.
Oggi, invece, resta una ferita ancora aperta. E resta la convinzione che questa sentenza, per noi familiari, rappresenti un colpo durissimo.
Maria e tutte le altre vittime meritavano di più. Meritavano una verità piena. Meritavano giustizia", conclude il suo amaro commento Anna Aloysi.
"I capostazione avranno anche sbagliato, ma il sistema di sicurezza sul binario unico potevano farlo anni prima, e qui i responsabili sono Ferrotranviaria. Nei nostri cuori abbiamo 23 vittime innocenti" dichiara affranto Giuseppe Corsini, fratello di Michele, un'altra vittima di quel terribile schianto.
"La sentenza della Cassazione sulla strage ferroviaria Andria-Corato del 12 luglio 2016 lascia dentro di me una rabbia e un'amarezza difficili da descrivere. Mia sorella Maria Aloysi -sottolinea Anna che purtroppo non ha potuto presenziare questa mattina a Roma- ha perso la vita in quella tragedia. Ventitré persone sono morte e cinquantuno sono rimaste ferite. Dietro quei numeri ci sono vite spezzate, famiglie distrutte e un dolore che, dopo più di dieci anni, continua a essere presente ogni giorno. Per questo considero profondamente ingiusto e vergognoso che, a fronte di una tragedia di tale gravità, siano state confermate soltanto due condanne mentre Ferrotramviaria viene assolta. È difficile accettare che tutto possa essere ricondotto soltanto all'errore umano, come se una tragedia di queste dimensioni non imponesse interrogativi molto più ampi sulle responsabilità, sulla sicurezza e sull'intero sistema.
Le famiglie delle vittime hanno aspettato per anni una risposta forte e definitiva dalla giustizia. Abbiamo affrontato udienze, rinvii, sentenze, attese interminabili, sempre con la speranza che venissero riconosciute tutte le responsabilità. Oggi, invece, resta una sensazione pesantissima: quella di non aver ricevuto fino in fondo quella giustizia che aspettavamo.
Come Presidente di "Anna Aloysi – Incidente Ferroviario Andria-Corato 12 luglio 2016", non posso restare in silenzio. Non posso accettare che una vicenda così drammatica venga chiusa lasciando alle famiglie soltanto dolore, amarezza e interrogativi ancora aperti.
Quel 12 luglio 2016 non è stato un giorno qualunque e non può essere trattato come una pagina da voltare. Ventitré persone non sono tornate a casa. Le loro famiglie hanno pagato un prezzo che nessuna sentenza potrà mai cancellare.
Io continuerò a difendere la memoria di mia sorella Maria e di tutte le vittime. Continuerò a chiedere rispetto, verità e piena responsabilità. Perché quando muoiono ventitré persone, non basta trovare una spiegazione semplice. Servono risposte complete, responsabilità chiare e una giustizia capace di dare davvero un senso alla parola giustizia.
Oggi, invece, resta una ferita ancora aperta. E resta la convinzione che questa sentenza, per noi familiari, rappresenti un colpo durissimo.
Maria e tutte le altre vittime meritavano di più. Meritavano una verità piena. Meritavano giustizia", conclude il suo amaro commento Anna Aloysi.