L'ultimo abbraccio della città a Laura Procacci: ad Andria il dolore composto e la promessa di «volare alto»
Folla commossa al Santuario dei Miracoli per le esequie della 32enne sergente della Croce Rossa. L'omelia del Vescovo Mansi e i progetti rimasti sospesi per Montegrosso.
mercoledì 4 novembre 2026
19.44
Una folla commossa e profondamente partecipa si è stretta questo pomeriggio attorno alla famiglia di Laura Procacci, la 32enne sergente maggiore del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, scomparsa giovedì scorso insieme ad altri tre compagni nello schianto dell'elicottero durante un addestramento in Bosnia-Erzegovina.
Nella basilica del Santuario della Madonna dei Miracoli, tra le navate gremite di familiari, amici di una vita e tantissimi cittadini giunti anche solo per un silenzioso tributo, si è avvertita la forza di un dolore composto, fatto di abbracci sommessi e lacrime contenute. Particolarmente significativa la presenza di molte giovani donne, colpite nel profondo dal percorso e dall'esempio di Laura.
Le esequie sono state celebrate dal vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi, alla presenza delle istituzioni — tra cui il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Per l'occasione, le città di Andria e Canosa di Puglia hanno proclamato il lutto cittadino.
Dopo i funerali di Stato celebrati alla presenza delle più alte cariche nazionali, il feretro avvolto dal Tricolore era arrivato ieri a Montegrosso, la frazione andriese dove Laura ha trascorso l'infanzia. L'intera comunità si è unita al strazio di mamma Maddalena, del papà Giuseppe e delle sorelle Mariagiovanna e Giulia. Tra le istantanee più toccanti della giornata, il saluto rigido e orgoglioso del padre sull'attenti davanti alla salma e le parole della madre che le ha sussurrato di «volare alto».
Nell'omelia, monsignor Luigi Mansi ha ricordato Laura come «un'anima bella e buona», sottolineando che «la morte non è l'ultima parola» e che la promessa della resurrezione rappresenta la roccia su cui fondare la consolazione di chi resta. Citando il Vangelo di Luca nell'invito ad avere «i fianchi cinti e le lampade accese», il vescovo ha paragonato la figura della 32enne a quella del servo vigilante e pronto: «Laura non ha sprecato la sua giovinezza nell'egoismo e nell'indifferenza, ma ha vissuto una vita intrisa di volontariato, di premura verso il prossimo e di disponibilità a servire. Quando la morte è arrivata, l'ha trovata con la veste del servizio stretta ai fianchi e la lampada della carità accesa».
Monsignor Mansi ha poi evidenziato l'alto valore del suo operato: «Il suo sacrificio ci ricorda quanto sia prezioso e fragile il dono della pace, mai una conquista scontata, ma un cantiere sempre aperto che richiede dedizione, abnegazione e talvolta il dono della vita stessa. L'eredità che ci lascia è un invito a non voltarci dall'altra parte di fronte ai bisogni altrui, per diventare costruttori di pace, di solidarietà e di fraternità nel quotidiano».
Oltre al cordoglio solenne, a tratteggiare l'aspetto più umano di Laura è stata la testimonianza dell'assessore comunale con delega a Montegrosso e alle Pari Opportunità, Riccardina Liso.
«L'avevo incontrata durante la 'Cena sotto le stelle' e da lì abbiamo iniziato a sentirci», ha raccontato l'assessore. «Avendo capito che persona incredibile fosse, le avevo chiesto di darmi una mano per rilanciare il borgo, per organizzare iniziative e attività insieme. Lei si era offerta con grande entusiasmo».
Un legame nato sul campo e culminato nell'ultimo incontro, avvenuto alla vigilia della partenza: «È venuta a trovarmi il giorno prima di partire perché sapeva che avrei inaugurato la biblioteca scolastica, un luogo che lei amava tantissimo. Abbiamo fatto un sacco di progetti, sia per il borgo che per le scuole. Volevamo coinvolgere le ragazze in percorsi dedicati alle pari opportunità, valorizzando la sua figura di donna medico, guidata da una tenacia e da un coraggio fuori dal comune».
Proprio durante quel confronto era emersa la preoccupazione per la missione imminente: «Capendo le difficoltà del luogo in cui era diretta, le chiesi quasi di non partire. Le chiesi se la mamma fosse preoccupata e lei, con quel suo sorriso avvolgente, mi rispose: 'Sì, lo è tanto, ma ormai ho deciso'. Aveva un'aura incredibile, un modo di fare che ti conquistava subito. Peccato... peccato solo che non abbia potuto mantenere la promessa di ritornare».
Andria stringe così in un ultimo abbraccio una giovane donna che ha fatto del servizio agli altri la propria ragione di vita, lasciando nella sua terra d'origine la traccia indelebile di una determinazione gentile e di un sorriso destinato a non spegnersi.
Nella basilica del Santuario della Madonna dei Miracoli, tra le navate gremite di familiari, amici di una vita e tantissimi cittadini giunti anche solo per un silenzioso tributo, si è avvertita la forza di un dolore composto, fatto di abbracci sommessi e lacrime contenute. Particolarmente significativa la presenza di molte giovani donne, colpite nel profondo dal percorso e dall'esempio di Laura.
Le esequie sono state celebrate dal vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi, alla presenza delle istituzioni — tra cui il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Per l'occasione, le città di Andria e Canosa di Puglia hanno proclamato il lutto cittadino.
Dopo i funerali di Stato celebrati alla presenza delle più alte cariche nazionali, il feretro avvolto dal Tricolore era arrivato ieri a Montegrosso, la frazione andriese dove Laura ha trascorso l'infanzia. L'intera comunità si è unita al strazio di mamma Maddalena, del papà Giuseppe e delle sorelle Mariagiovanna e Giulia. Tra le istantanee più toccanti della giornata, il saluto rigido e orgoglioso del padre sull'attenti davanti alla salma e le parole della madre che le ha sussurrato di «volare alto».
Nell'omelia, monsignor Luigi Mansi ha ricordato Laura come «un'anima bella e buona», sottolineando che «la morte non è l'ultima parola» e che la promessa della resurrezione rappresenta la roccia su cui fondare la consolazione di chi resta. Citando il Vangelo di Luca nell'invito ad avere «i fianchi cinti e le lampade accese», il vescovo ha paragonato la figura della 32enne a quella del servo vigilante e pronto: «Laura non ha sprecato la sua giovinezza nell'egoismo e nell'indifferenza, ma ha vissuto una vita intrisa di volontariato, di premura verso il prossimo e di disponibilità a servire. Quando la morte è arrivata, l'ha trovata con la veste del servizio stretta ai fianchi e la lampada della carità accesa».
Monsignor Mansi ha poi evidenziato l'alto valore del suo operato: «Il suo sacrificio ci ricorda quanto sia prezioso e fragile il dono della pace, mai una conquista scontata, ma un cantiere sempre aperto che richiede dedizione, abnegazione e talvolta il dono della vita stessa. L'eredità che ci lascia è un invito a non voltarci dall'altra parte di fronte ai bisogni altrui, per diventare costruttori di pace, di solidarietà e di fraternità nel quotidiano».
Oltre al cordoglio solenne, a tratteggiare l'aspetto più umano di Laura è stata la testimonianza dell'assessore comunale con delega a Montegrosso e alle Pari Opportunità, Riccardina Liso.
«L'avevo incontrata durante la 'Cena sotto le stelle' e da lì abbiamo iniziato a sentirci», ha raccontato l'assessore. «Avendo capito che persona incredibile fosse, le avevo chiesto di darmi una mano per rilanciare il borgo, per organizzare iniziative e attività insieme. Lei si era offerta con grande entusiasmo».
Un legame nato sul campo e culminato nell'ultimo incontro, avvenuto alla vigilia della partenza: «È venuta a trovarmi il giorno prima di partire perché sapeva che avrei inaugurato la biblioteca scolastica, un luogo che lei amava tantissimo. Abbiamo fatto un sacco di progetti, sia per il borgo che per le scuole. Volevamo coinvolgere le ragazze in percorsi dedicati alle pari opportunità, valorizzando la sua figura di donna medico, guidata da una tenacia e da un coraggio fuori dal comune».
Proprio durante quel confronto era emersa la preoccupazione per la missione imminente: «Capendo le difficoltà del luogo in cui era diretta, le chiesi quasi di non partire. Le chiesi se la mamma fosse preoccupata e lei, con quel suo sorriso avvolgente, mi rispose: 'Sì, lo è tanto, ma ormai ho deciso'. Aveva un'aura incredibile, un modo di fare che ti conquistava subito. Peccato... peccato solo che non abbia potuto mantenere la promessa di ritornare».
Andria stringe così in un ultimo abbraccio una giovane donna che ha fatto del servizio agli altri la propria ragione di vita, lasciando nella sua terra d'origine la traccia indelebile di una determinazione gentile e di un sorriso destinato a non spegnersi.