Centro Zenith: "Il disagio sociale non si mette a tacere, si ascolta"
"Una società che non ascolta il disagio prima o poi si ritrova a fare i conti con la rabbia"
martedì 20 ottobre 2026
7.10
"Le proteste e le manifestazioni che attraversano l'Italia non possono essere liquidate come semplici episodi di ordine pubblico. Dietro la rabbia che esplode nelle piazze c'è spesso un disagio profondo, fatto di precarietà, disuguaglianze, solitudine, mancanza di prospettive e di una crescente sfiducia nelle istituzioni" - sottolinea il prof. Antonello Fortunato, responsabile del centro Zenith di Andria.
"La violenza va condannata senza se e senza ma. Non è mai una soluzione, non è mai una giustificazione e non può diventare uno strumento di rivendicazione. Ma condannare la violenza non significa chiudere gli occhi davanti alle ragioni del malessere, né confondere chi protesta pacificamente con chi distrugge e aggredisce.
Ciò che preoccupa, tuttavia, è il silenzio, o quantomeno l'insufficiente capacità di ascolto e di comprensione da parte del Governo. Di fronte a segnali così evidenti di insofferenza sociale, sottovalutare il problema o limitarsi a rispondere con la fermezza rischia di allargare ulteriormente la distanza tra cittadini e istituzioni.
Una società che non ascolta il disagio prima o poi si ritrova a fare i conti con la rabbia. E una politica davvero responsabile non dovrebbe limitarsi a gestire le conseguenze, ma interrogarsi sulle cause.
Il disagio sociale, purtroppo, colpisce soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi: le persone con disabilità, le famiglie in difficoltà, i giovani senza opportunità, gli anziani soli, chi vive ai margini e chi ogni giorno lotta per conservare la propria dignità.
Sono proprio queste le persone di cui il Centro Zenith si prende cura da sempre. Per questo non possiamo restare in silenzio. Conosciamo da vicino le fragilità, ascoltiamo le storie, tocchiamo con mano le difficoltà di chi troppo spesso non ha voce.
Non servono slogan, contrapposizioni o indifferenza. Servono ascolto, risposte concrete, politiche sociali coraggiose e una presenza istituzionale capace di arrivare là dove il bisogno è più grande. Perché la civiltà di un Paese non si misura soltanto dalla sicurezza delle sue strade, ma anche dalla capacità di garantire dignità, diritti e opportunità a chi rischia di rimanere indietro.
Condanniamo la violenza, ma non accettiamo l'indifferenza. Perché il disagio sociale non è un problema degli altri: è una responsabilità di tutti. E noi, dalla parte dei più fragili, continueremo a far sentire la nostra voce. Sempre", conclude il prof. Fortunato.